Eccomi qui, direttamente dal 2007, con un blog fresco di insalata. Uno, certo, se lo potrebbe anche chiedere, il perché di questa direzione. "se non sei sui social, non esisti": è una frase che per me ha sempre avuto un gran peso; anche perché, per forza di cose, mentre la ascoltavo in qualche modo io stavo esistendo.
Deve essere un anno, o forse un po' di più, che ignoro i social volontariamente. Non nego che è stato difficile e che tutt'ora mi mancano i meme, soprattutto quelli dei cavalieri medievali con frasi depressive-millennial. Non ho pensato molto alle conseguenze di questa presa di posizione, se non a quelle lavorative, e, beh, certamente quelle etiche.
La verità è che se non sei sui social, in effetti, non esisti. O meglio, esisti nel mondo reale, che in pochi sembrano voler frequentare. Lasciare il mondo virtuale mainstream ti mette di fronte delle realtà gelide, monolitiche e fastidiose. Le relazioni virtuali sono diventate (spesso) molto veloci, semitrasparenti, trascinate dall'inerzia di vedersi sempre e comunque tutti nello stesso calderone informatico. Non serve affatto sforzo per rimanere in contatto così superficialmente, si vede sempre la faccia o il lavoro delle persone che più ci interessano, si mette un cuore, una frase minima, un meme e subito si ha l'impressione di essere sempre vicini, sempre a portata, sempre presenti. Va da sé che, sparendo virtualmente, l'impatto con la solitudine è piuttosto drastico. Ci si riappropria del tempo e dei propri pensieri, certo!, io personalmente ho trovato stupefacente la sensazione di accorgermi di pensare nuovamente. Ci si accorge anche delle assenze, del poco contatto che si riesce a mantenere con le persone che prima erano semplicemente dei pop up quotidiani. Si perde la pratica. Chi voglio sentire? Con chi voglio parlare? Di cosa parliamo?
Tutta questa comodità relazionale infine richiede moltissima energia, gli stimoli e le notifiche sono troppi, la nostra attenzione è costantemente catturata da qualcosa fuori da noi che però non porta a nessuna condivisione o creazione, ma solo a riflettere qualche angolo più o meno conosciuto della nostra personalità mostrabile.
L'era post-social sarà forse un'età faticosa, la cui salvezza sarà il desiderio di esserci davvero insieme, di riuscire a uscire dal proprio sé ultra-protetto e sovracostruito. Certo è spaventoso vedersi proprio come si è.
E se è proprio il creare, in sè, a rendere l'uomo umano, forse dovremmo riappropriarci di questo atto magico. Siamo tecnologici, ma non sappiamo nulla di tecnologia; pensiamo (?) ma non ci interroghiamo su alcun pensiero.
Un blog è una cosa semplice, e ringrazio chi ha creato questa piattaforma per crearne uno con caratteristiche essenziali, secondo la sua precisa filosofia del testo scritto.
Mi diverte molto poter scrivere come voglio. Mi entusiasma poter creare quel che desidero. Ormai sono ricoperta di olio, sguscio via e nessuno potrà prendermi mai più.
"you don't have love, 'cause you don't want pain, whoa no no, you don't want pain 'cause you don't have trust, whoa no no, you don't have trust so you don't have love [...]"
the Strokes, Reality awaits, 2026.